Perché faccio l’insegnante e perché tornando indietro non cambierei la mia scelta.
Ho frequentato da studente il liceo classico «Galvani»; andavo bene, pur senza sforzarmi eccessivamente, in tutte le materie, ma in particolare in greco, latino e matematica. Potevo dunque scegliere qualsiasi facoltà con buone prospettive di successo ovunque. Inizialmente e per un bel po’ ho pensato a medicina, ma poi, l’ultimo anno, ho deciso per lettere antiche con l’idea di dedicarmi all’insegnamento, perché greco era dove riuscivo meglio.
Non mi sono mai pentito, anzi, penso che non avrei potuto fare scelta migliore e tutti gli anni alla fine di agosto sono contento che le vacanze siano finite e che la scuola ricominci: è un ambiente che mi ha valorizzato, dandomi identità sin dalla terza elementare.
Dal 2015 insegno greco e latino al liceo classico «Minghetti», dove oggi sono terminati gli esami di maturità di due delle mie classi (le altre devono attendere il 2028).
In una classe ho insegnato greco, disciplina assurdamente esclusa quest’anno dall’esame (speriamo nel prossio); nell’altra latino, che invece è stato presente sia nello scritto sia nell’orale, affidato a un commissario esterno.
In entrambe le classi ho insegnato solo gli ultimi due anni, mentre di solito ho la possibilità di impostare il lavoro su un triennio. Tuttavia il rapporto che si è creato è stato così profondo e speciale che ho deciso di seguire da spettatore tutti i colloqui delle due classi.
Scrivo queste poche righe per ringraziare tutti gli studenti per quello che che ho ricevuto da loro, più di quello che ho dato; come ha detto Seneca (Epistulae, 7, 8) homines dum docent discunt, «gli uomini mentre insegnano imparano», e come insegnante e uomo mi sento accresciuto.
Sono queste ricompense che non possono essere confrontabili o sostituibili con altro, men che meno con il denaro. Lo dico per quelli che esitano a scegliere di seguire le proprie inclinazioni per lo scarso credito di cui gode l’insegnante in una buona parte della nostra società.
Mi manca il terzo anno che non abbiamo fatto, ma sono felice dei due che abbiamo percorso insieme, durante i quali, anche nei bellissimi viaggi di istruzione a Siracusa e in Grecia, le due classi si sono conosciute e hanno stretto amicizia.
Auguro a tutti una vita piena di soddisfazioni.
Una menzione speciale deve essere fatta alla classe in cui ho insegnato latino; da poco hanno pubblicato gli esiti:
- 6 studenti con 100/centesimi, di cui una lode.
- 15 studenti su 24 da 90/centesimi in su.
- una media di 90/centesimi (per la precisione 89,75 ma senza contare la lode).
Per quello che ho potuto vedere con una piccola ricerca, è uno dei risultati migliori d’Italia, ottenuto con disciplina e impegno non senza passione e divertimento.
È la classe migliore della mia quasi trentennale carriera e sono fiero di aver contribuito alla loro παιδεία, così come a quella studenti dell’altra classe, dove per altro spiccano non poche straordinarie individualità (6 su 18 oltre i 90/centesimi, con 3 100/centesimi di cui una lode).
Un forte abbraccio e un grande in bocca al lupo a tutta la compagnia!
p.s.
(per coloro che dovranno decidere cosa fare dopo la terza media)
Tutti gli studenti hanno detto all’inizio del colloquio che lasciano il «Minghetti» con un bellissimo ricordo e che potendo tornare indietro rifarebbero la stessa scelta: è il miglior riconoscimento alla nostra scuola, una grande soddisfazione per noi insegnanti e un bell’incoraggiamento per chi deve fare una scelta.
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