92
ΜΗΛ. καὶ πῶς χρήσιμον ἂν ξυμβαίη ἡμῖν δουλεῦσαι, ὥσπερ καὶ ὑμῖν ἄρξαι;
Me. «E come risulterebbe utile a noi asservirci, come anche a voi comandare»»
93
ΑΘ. ὅτι ὑμῖν μὲν πρὸ τοῦ τὰ δεινότατα παθεῖν ὑπακοῦσαι ἂν γένοιτο, ἡμεῖς δὲ μὴ διαφθείραντες ὑμᾶς κερδαίνοιμεν ἄν.
At. «per il fatto che per voi sottomettervi sarebbe al posto di subire le sorti più terribili, mentre noi guadagneremmo a non distruggervi».
94
ΜΗΛ. ὥστε [δὲ] ἡσυχίαν ἄγοντας ἡμᾶς φίλους μὲν εἶναι ἀντὶ πολεμίων, ξυμμάχους δὲ μηδετέρων, οὐκ ἂν δέξαισθε;
Me. «Sicché non accettereste che noi stando in pace fossimo amici invece che nemici, ma alleati di nessuno dei due?»
95
ΑΘ. οὐ γὰρ τοσοῦτον ἡμᾶς βλάπτει ἡ ἔχθρα ὑμῶν ὅσον ἡ φιλία μὲν ἀσθενείας, τὸ δὲ μῖσος δυνάμεως παράδειγμα τοῖς ἀρχομένοις δηλούμενον.
At. No, infatti la vostra ostilità non ci danneggia tanto quanto l’amicizia, che per i sudditi è un chiaro esempio di debolezza, mentre l’odio lo è di potenza.
102
ΜΗΛ. ἀλλ᾽ ἐπιστάμεθα τὰ τῶν πολέμων ἔστιν ὅτε κοινοτέρας τὰς τύχας λαμβάνοντα ἢ κατὰ τὸ διαφέρον ἑκατέρων πλῆθος: καὶ ἡμῖν τὸ μὲν εἶξαι εὐθὺς ἀνέλπιστον, μετὰ δὲ τοῦ δρωμένου ἔτι καὶ στῆναι ἐλπὶς ὀρθῶς.
Me. «Ma noi sappiamo che le vicende della guerra talvolta comportano sorti più equilibrate che secondo il differente numero dei due contendenti: e per noi il cedere è subito privo di speranza, mentre con l’azione c’è ancora speranza di restare in piedi».
103
ΑΘ. [1] ἐλπὶς δὲ κινδύνῳ παραμύθιον οὖσα τοὺς μὲν ἀπὸ περιουσίας χρωμένους αὐτῇ, κἂν βλάψῃ, οὐ καθεῖλεν: τοῖς δ᾽ ἐς ἅπαν τὸ ὑπάρχον ἀναρριπτοῦσι (δάπανος γὰρ φύσει) ἅμα τε γιγνώσκεται σφαλέντων καὶ ἐν ὅτῳ ἔτι φυλάξεταί τις αὐτὴν γνωρισθεῖσαν οὐκ ἐλλείπει. [2] ὃ ὑμεῖς ἀσθενεῖς τε καὶ ἐπὶ ῥοπῆς μιᾶς ὄντες μὴ βούλεσθε παθεῖν μηδὲ ὁμοιωθῆναι τοῖς πολλοῖς, οἷς παρὸν ἀνθρωπείως ἔτι σῴζεσθαι, ἐπειδὰν πιεζομένους αὐτοὺς ἐπιλίπωσιν αἱ φανεραὶ ἐλπίδες, ἐπὶ τὰς ἀφανεῖς καθίστανται μαντικήν τε καὶ χρησμοὺς καὶ ὅσα τοιαῦτα μετ᾽ ἐλπίδων λυμαίνεται.
At. «La speranza, che è un conforto nel pericolo, quelli che la usano a partire da sovrabbondanza, anche se li danneggia, non li annienta; ma per coloro che la gettano in tutto ciò che hanno (è prodiga infatti per natura) è riconosciuta nel fallimento e proprio nel momento in cui uno potrà ancora guardarsene, non la abbandona, anche se è stata riconosciuta per quello che è. E voi, che siete deboli e avete una sola possibilità, non vogliate subire ciò né essere assimilati ai più, che pur avendo ancora la possibilità di salvarsi con mezzi umani, dopo che, schiacciati, li abbiano abbandonati le speranze visibili, si rivolgono a quelle invisibili, cioè la mantica e gli oracoli e quante cose del genere li rovinano insieme alle speranze».
p.s.
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