lunedì 5 gennaio 2026

La logica della forza: Dialogo dei Meli e degli Ateniesi – V, 89, 92-95, 102-105 – parte 3

 

104

ΜΗΛ. χαλεπὸν μὲν καὶ ἡμεῖς εὖ ἴστε νομίζομεν πρὸς δύναμίν τε τὴν ὑμετέραν καὶ τὴν τύχην, εἰ μὴ ἀπὸ τοῦ ἴσου ἔσται, ἀγωνίζεσθαι: ὅμως δὲ πιστεύομεν τῇ μὲν τύχῃ ἐκ τοῦ θείου μὴ ἐλασσώσεσθαι, ὅτι ὅσιοι πρὸς οὐ δικαίους ἱστάμεθα, τῆς δὲ δυνάμεως τῷ ἐλλείποντι τὴν Λακεδαιμονίων ἡμῖν ξυμμαχίαν προσέσεσθαι, ἀνάγκην ἔχουσαν, καὶ εἰ μή του ἄλλου, τῆς γε ξυγγενείας ἕνεκα καὶ αἰσχύνῃ βοηθεῖν. καὶ οὐ παντάπασιν οὕτως ἀλόγως θρασυνόμεθα.

Me. «Anche noi (sappiatelo bene) riteniamo difficile combattere contro la vostra potenza e contro la sorte, se non sarà alla pari; tuttavia confidiamo che nella sorte da parte della divinità non saremo da meno, in quanto da uomini pii ci opponiamo a uomini non giusti, e a ciò che manca della potenza si aggiungerà l’alleanza dei Lacedemoni che ha necessità, se non per altro, almeno per la comunanza di stirpe e senso dell’onore, di soccorrerci. E non così del tutto irrazionalmente siamo audaci».

105

ΑΘ. [1] τῆς μὲν τοίνυν πρὸς τὸ θεῖον εὐμενείας οὐδ᾽ ἡμεῖς οἰόμεθα λελείψεσθαι: οὐδὲν γὰρ ἔξω τῆς ἀνθρωπείας τῶν μὲν ἐς τὸ θεῖον νομίσεως, τῶν δ᾽ ἐς σφᾶς αὐτοὺς βουλήσεως δικαιοῦμεν ἢ πράσσομεν. [2] ἡγούμεθα γὰρ τό τε θεῖον δόξῃ τὸ ἀνθρώπειόν τε σαφῶς διὰ παντὸς ὑπὸ φύσεως ἀναγκαίας, οὗ ἂν κρατῇ, ἄρχειν: καὶ ἡμεῖς οὔτε θέντες τὸν νόμον οὔτε κειμένῳ πρῶτοι χρησάμενοι, ὄντα δὲ παραλαβόντες καὶ ἐσόμενον ἐς αἰεὶ καταλείψοντες χρώμεθα αὐτῷ, εἰδότες καὶ ὑμᾶς ἂν καὶ ἄλλους ἐν τῇ αὐτῇ δυνάμει ἡμῖν γενομένους δρῶντας ἂν ταὐτό.

At. «Quanto alla benevolenza verso la divinità nemmeno noi pensiamo di essere da meno: niente infatti pretendiamo o facciamo al di fuori dell’umana credenza nei confronti degli dèi e della volontà nei confronti di noi stessi. Riteniamo infatti che la divinità secondo l’opinione e l’umanità chiaramente in ogni circostanza per necessità di natura, dove sia più forte prevalga; e noi né avendo stabilito la legge né avendola usata per primi mentre vigeva, ma avendola ereditata che già c’era ed essendo destinati a lasciarla in eredità perché esista per sempre, la usiamo, sapendo che anche voi e altri, se foste nella nostra stessa condizione di potenza, fareste lo stesso».

[3] καὶ πρὸς μὲν τὸ θεῖον οὕτως ἐκ τοῦ εἰκότος οὐ φοβούμεθα ἐλασσώσεσθαι: τῆς δὲ ἐς Λακεδαιμονίους δόξης, ἣν διὰ τὸ αἰσχρὸν δὴ βοηθήσειν ὑμῖν πιστεύετε αὐτούς, μακαρίσαντες ὑμῶν τὸ ἀπειρόκακον οὐ ζηλοῦμεν τὸ ἄφρον. [4] Λακεδαιμόνιοι γὰρ πρὸς σφᾶς μὲν αὐτοὺς καὶ τὰ ἐπιχώρια νόμιμα πλεῖστα ἀρετῇ χρῶνται: πρὸς δὲ τοὺς ἄλλους πολλὰ ἄν τις ἔχων εἰπεῖν ὡς προσφέρονται, ξυνελὼν μάλιστ᾽ ἂν δηλώσειεν ὅτι ἐπιφανέστατα ὧν ἴσμεν τὰ μὲν ἡδέα καλὰ νομίζουσι, τὰ δὲ ξυμφέροντα δίκαια. καίτοι οὐ πρὸς τῆς ὑμετέρας νῦν ἀλόγου σωτηρίας ἡ τοιαύτη διάνοια.

«Anche in relazione alla divinità, così come è verosimile, non temiamo di essere da meno; quanto invece all’opinione sui Lacedemoni, secondo la quale confidate che vi soccorreranno per senso dell’onore, felicitandoci per la vostra ingenuità non invidiamo la follia. I Lacedemoni infatti nei confronti propri e delle istituzioni locali per lo più praticano la virtù; invece nei confronti degli altri uno pur potendo dire molte cose su come si comportano, riassumendo al massimo potrebbe dimostrare come la cosa più evidente che sappiamo, che chiamano belle le cose piacevoli e utili quelle giuste. E di certo un tale pensiero non è dalla parte della vostra ora irrazionale speranza di salvezza».


p.s.

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