martedì 6 gennaio 2026

Platone, Fedro, 274c-275b – Il mito di Theuth – testo - traduzione - commento – parte 2

 

Quindi Socrate spiega con argomentazioni più concrete i difetti della scrittura (275d-276d):

ΣΩ. Δεινὸν γάρ που, ὦ Φαῖδρε, τοῦτ' ἔχει γραφή, καὶ ὡς ἀληθῶς ὅμοιον ζωγραφίᾳ. καὶ γὰρ τὰ ἐκείνης ἔκγονα ἕστηκε μὲν ὡς ζῶντα, ἐὰν δ' ἀνέρῃ τι, σεμνῶς πάνυ σιγᾷ.

«So. In effetti, o Fedro, questo ha di inquietante la scrittura, e davvero simile alla pittura. E infatti le creazioni di quella stanno lì come se fossero viventi, ma se fai una domanda, stanno in religioso silenzio».

ταὐτὸν δὲ καὶ οἱ λόγοι· δόξαις μὲν ἂν ὥς τι φρονοῦντας αὐτοὺς λέγειν, ἐὰν δέ τι ἔρῃ τῶν λεγομένων βουλόμενος μαθεῖν, ἕν τι σημαίνει μόνον ταὐτὸν ἀεί.

«La medesima cosa anche i discorsi: tu crederesti che essi parlino come se avessero una qualche intelligenza, ma se fai una domanda volendo capire una delle cose dette, uno solo e sempre lo stesso è il significato».

ὅταν δὲ ἅπαξ [e] γραφῇ, κυλινδεῖται μὲν πανταχοῦ πᾶς λόγος ὁμοίως παρὰ τοῖς ἐπαΐουσιν, ὡς δ' αὕτως παρ' οἷς οὐδὲν προσήκει, καὶ οὐκ ἐπίσταται λέγειν οἷς δεῖ γε καὶ μή. πλημμελούμενος δὲ καὶ οὐκ ἐν δίκῃ λοιδορηθεὶς τοῦ πατρὸς ἀεὶ δεῖται βοηθοῦ· αὐτὸς γὰρ οὔτ' ἀμύνασθαι οὔτε βοηθῆσαι δυνατὸς αὑτῷ.

«So. Una volta che [e] sia stato messo per iscritto, ogni discorso rotola ovunque ugualmente presso coloro che se ne intendono, come anche presso coloro a cui non si addice affatto, e non sa a chi deve parlare e a chi no. Offeso e ingiustamente oltraggiato ha sempre bisogno del padre come soccorritore: da solo infatti non è capace né di difendersi né di soccorrersi».

ΦΑΙ. Καὶ ταῦτά σοι ὀρθότατα εἴρηται.

«Fe. E questo è stato detto da te nel modo più corretto».

[276]

[a] ΣΩ. Τί δ'; ἄλλον ὁρῶμεν λόγον τούτου ἀδελφὸν γνήσιον, τῷ τρόπῳ τε γίγνεται, καὶ ὅσῳ ἀμείνων καὶ δυνατώτερος τούτου φύεται;

[276]

«[a] So. Dunque? Guardiamo un altro discorso fratello genuino di questo, in che modo nasca, e quanto sia per natura migliore e più potente di questo?»

ΦΑΙ. Τίνα τοῦτον καὶ πῶς λέγεις γιγνόμενον;

«Fe. Qual è questo e come dici che nasce?»

ΣΩ. Ὃς μετ' ἐπιστήμης γράφεται ἐν τῇ τοῦ μανθάνοντος ψυχῇ, δυνατὸς μὲν ἀμῦναι ἑαυτῷ, ἐπιστήμων δὲ λέγειν τε καὶ σιγᾶν πρὸς οὓς δεῖ.

«So. Quello che è scritto con scienza nell’anima di chi apprende, capace di difendere se stesso, perché sa parlare e tacere con chi deve».

ΦΑΙ. Τὸν τοῦ εἰδότος λόγον λέγεις ζῶντα καὶ ἔμψυχον, οὗ ὁ γεγραμμένος εἴδωλον ἄν τι λέγοιτο δικαίως.

«Fe. Il discorso di chi sa, tu dici, vivo e animato, di cui quello scritto si può giustamente dire un simulacro».

[b] ΣΩ. Παντάπασι μὲν οὖν. τόδε δή μοι εἰπέ· ὁ νοῦν ἔχων γεωργός, ὧν σπερμάτων κήδοιτο καὶ ἔγκαρπα βούλοιτο γενέσθαι, πότερα σπουδῇ ἂν θέρους εἰς Ἀδώνιδος κήπους ἀρῶν χαίροι θεωρῶν καλοὺς ἐν ἡμέραισιν ὀκτὼ γιγνομένους, ἢ ταῦτα μὲν δὴ παιδιᾶς τε καὶ ἑορτῆς χάριν δρῴη ἄν, ὅτε καὶ ποιοῖ·

«[b] So. Proprio così. Ora dimmi questo: il contadino che ha senno, i semi che gli stanno a cuore e vuole che diventino fruttuosi, seminandoli con zelo d’estate nei giardini di Adone, si rallegrerebbe di vederli diventare belli in otto giorni, oppure farebbe questo per gioco e per una festa, quando anche lo facesse;»

ἐφ' οἷς δὲ ἐσπούδακεν, τῇ γεωργικῇ χρώμενος ἂν τέχνῃ, σπείρας εἰς τὸ προσῆκον, ἀγαπῴη ἂν ἐν ὀγδόῳ μηνὶ ὅσα ἔσπειρεν τέλος λαβόντα;

«mentre per quelli di cui si preoccupa seriamente, avvelendosi dell’arte agricola, seminandoli al momento opportuno, sarebbe contento che quanti ne seminò giungano a termine in otto mesi?»

[c] ΦΑΙ. Οὕτω που, ὦ Σώκρατες, τὰ μὲν σπουδῇ, τὰ δὲ ὡς ἑτέρως ἂν ᾗ λέγεις ποιοῖ.

«[c] Fe. Così più o meno, o Socrate, farebbe, in un caso con zelo, nell’altro diversamente, come dici tu».

ΣΩ. Τὸν δὲ δικαίων τε καὶ καλῶν καὶ ἀγαθῶν ἐπιστήμας ἔχοντα τοῦ γεωργοῦ φῶμεν ἧττον νοῦν ἔχειν εἰς τὰ ἑαυτοῦ σπέρματα;

«So. Dovremmo dire che chi possiede le scienze del giusto e del bello e del buono abbia meno senno del contadino per i propri semi?»

ΦΑΙ. Ἥκιστά γε.

«Fe. Niente affatto».

ΣΩ. Οὐκ ἄρα σπουδῇ αὐτὰ ἐν ὕδατι γράψει μέλανι σπείρων διὰ καλάμου μετὰ λόγων ἀδυνάτων μὲν αὑτοῖς λόγῳ βοηθεῖν, ἀδυνάτων δὲ ἱκανῶς τἀληθῆ διδάξαι.

«So. Certo, con serietà, non scriverà quelle cose nell’acqua nera seminandole col calamo insieme a discorsi incapaci di soccorrere sé stessi con la ragione, incapaci di insegnare sufficientemente la verità».

ΦΑΙ. Οὔκουν δὴ τό γ' εἰκός.

«Fe. No di certo, verosimilmente almeno».

[d] ΣΩ. Οὐ γάρ· ἀλλὰ τοὺς μὲν ἐν γράμμασι κήπους, ὡς ἔοικε, παιδιᾶς χάριν σπερεῖ τε καὶ γράψει, ὅταν [δὲ] γράφῃ, ἑαυτῷ τε ὑπομνήματα θησαυριζόμενος, εἰς τὸ λήθης γῆρας ἐὰν ἵκηται, καὶ παντὶ τῷ ταὐτὸν ἴχνος μετιόντι, ἡσθήσεταί τε αὐτοὺς θεωρῶν φυομένους ἁπαλούς·

«[d] So. No infatti; ma i giardini letterari, a quanto pare, li seminerà per gioco e scriverà, qualora scrivesse, facendone un tesoro di ricordi per sé, se mai giungesse alla vecchiaia dell’oblio, e per chiunque segue la medesima traccia, e si rallegrerà nel guardarli crescere vivaci;»

ὅταν ‹δὲ› ἄλλοι παιδιαῖς ἄλλαις χρῶνται, συμποσίοις τε ἄρδοντες αὑτοὺς ἑτέροις τε ὅσα τούτων ἀδελφά, τότ' ἐκεῖνος, ὡς ἔοικεν, ἀντὶ τούτων οἷς λέγω παίζων διάξει.

«quando poi altri facessero altri giochi, ricreandosi nei simposi e quante situazioni sono affini a queste, allora quello, a quanto pare, impiegherà il tempo1 divertendosi, invece che in queste cose, con quelle che dico io».


Fedro conferma che è di gran lunga superiore il divertimento nel fare discorsi come dice Socrate, il quale in conclusione risponde (276e-277a):

Ἔστι γάρ, ὦ φίλε Φαῖδρε, οὕτω· πολὺ δ' οἶμαι καλλίων σπουδὴ περὶ αὐτὰ γίγνεται, ὅταν τις τῇ διαλεκτικῇ τέχνῃ χρώμενος, λαβὼν ψυχὴν προσήκουσαν, φυτεύῃ τε καὶ σπείρῃ μετ' ἐπιστήμης λόγους, οἳ ἑαυτοῖς τῷ τε φυτεύσαντι [277] [a] βοηθεῖν ἱκανοὶ καὶ οὐχὶ ἄκαρποι ἀλλὰ ἔχοντες σπέρμα, ὅθεν ἄλλοι ἐν ἄλλοις ἤθεσι φυόμενοι τοῦτ' ἀεὶ ἀθάνατον παρέχειν ἱκανοί, καὶ τὸν ἔχοντα εὐδαιμονεῖν ποιοῦντες εἰς ὅσον ἀνθρώπῳ δυνατὸν μάλιστα.

«È cosi infatti, caro Fedro; tuttavia, credo, l’impegno in tali occupazioni risulta molto più bello qualora uno, avvalendosi dell’arte dialettica, prendendo un’anima conveniente, generi e semini discorsi, che siano in grado di soccorrere se stessi e chi li ha generati e che non siano infruttuosi ma abbiano un seme, da cui altri discorsi, nascendo in altri ingegni siano in grado di rendere questo immortale, e di fare in modo che chi lo possiede sia felice quanto più è possibile per un uomo».


1 Il verbo in greco significa semplicemente «passare il tempo» ma ho scelto di tradurre «impiegare» ricordando un passo di Schopenhauer (Parerga e paralipomena, Aforismi sulla saggezza della vita, capitolo secondo:

«La gente comune si preoccupa unicamente di passare il tempo; chi ha un qualche talento pensa invece a utilizzarlo In tutti i paesi lattività principale di ogni società è sempre stata il gioco delle carte: esso è la misura del valore di tale società, e la bancarotta dichiarata di tutti i pensieri. Dal momento che non hanno alcun pensiero da scambiarsi, essi si scambiano delle carte

Otium sine litteris mors est et hominis vivi sepultura» (Seneca, Ep., 82, 3).

È stato infatti sostenuto abbastanza spesso, e non senza verosimiglianza, che luomo spiritualmente limitato è in fondo il più feliceSofocle si è espresso al riguardo in due modi diametralmente opposti:

πολλῷ τὸ φρονεῖν εὐδαιμονίας πρῶτον ὑπάρχει

Sapere longe prima felicitatis pars est

Antig., 1323

e d’altro canto

ἐν τῷ φρονεῖν γὰρ μηδὲν ἥδιστος βίος

Nihil cogitantium iucundissima vita est

Aiax. 550

L’uomo privo di ogni bisogno spirituale è per lappuntocon unespressione [] in origine tratta dalla vita studentesca [] un filisteo. Costui è e rimane cioè l’ἄμουσος ἀνήρ […] Costui è dunque un uomo senza bisogni spirituali [] Nessun impulso alla conoscenza e alla comprensione, come fini a sé, e neppure nessun impulso verso godimenti propriamente estetici [] Egli si sobbarcherà tuttavia, come una specie di lavoro forzatoquelli tra i godimenti di tale specie che gli sono imposti dalla moda o dallautorità. Per lui i veri piaceri sono soltanto quelli sessuali, ed egli si rivale con questi. Di conseguenza le ostriche e lo champagne sono il punto culminante della sua esistenza, e lo scopo della sua vita consiste nel procurarsi tutto ciò che contribuisca al suo benessere materiale».


p.s.

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