mercoledì 3 dicembre 2025

Euripide, Baccanti – testo traduzione e commento – Maturità 2026 – 2° episodio: vv. 434-442

 

ΘΕΡΑΠΩΝ

Πενθεῦ, πάρεσμεν τήνδἄγραν ἠγρευκότες

ἐφἣν ἔπεμψας, οὐδἄκρανθὡρμήσαμεν.     435

ὁ θὴρ δὅδἡμῖν πρᾶος οὐδὑπέσπασεν

φυγῇ πόδ', ἀλλἔδωκεν οὐκ ἄκων χέρας,

οὐκ ὠχρός, οὐδἤλλαξεν οἰνωπὸν γένυν,

γελῶν δὲ καὶ δεῖν κἀπάγειν ἐφίετο

ἔμενέ τε, τοὐμὸν εὐτρεπὲς ποιούμενος.         440

κἀγὼ διαἰδοῦς εἶπον· Ὦ ξέν', οὐχ ἑκὼν

ἄγω σε, Πενθέως δὅς μἔπεμψἐπιστολαῖς.1


1 434-442: «Penteo, siamo qui dopo aver catturato alla caccia questa preda / per la quale ci inviasti, e non ci siamo mossi a vuoto. / Questa fiera però è stata mite con noi e non si sottrasse / volgendo in fuga il piede, ma ci porse le mani senza sforzarsi, / non pallido, né mutò la guancia colore del vino, / ridendo invece si lasciava legare e condurre via / e stava fermo, rendendo agevole il mio lavoro. / Ed io per rispetto dissi: “Straniero, non di mia volontà / ti porto via, ma per ordini di Penteo che mi ha inviato”».

436 – θὴρ: in latino fera. Nel chiamare così lo straniero il soldato porta avanti la metafora venatoria del v. 434, a livello referenziale; a livello connotativo però comporta ironia tragica: prima della fine Penteo vedrà manifestarsi visibilmente la natura bestiale del suo avversario (922 ἀλλἦ ποτἦσθα θήρ; τεταύρωσαι γὰρ οὖν, «Ma eri forse una belva? perché in effetti ti sei trasformato in toro»). Dopo questo Penteo stesso sarà cacciato e agguantato come un animale selvaggio (1107-1108 πτόρθου λάβεσθε, μαινάδες, τὸν ἀμβάτην / θῆρ ὡς ἕλωμεν, «afferrate il fusto, menadi, affinché catturiamo / la belva arrampicata»), sicché quando la vicenda si conclude i due antagonisti daranno l’impressione di essersi scambiati ruolo.

437 – ἔδωκεν: aoristo indicativo di δίδωμι.

438 – οὐκ ὠχρός: sottinteso ἦν.

439 – γελῶν: l’attore che impersonava lo straniero indossava senza dubbio una maschera con sorriso per tutta la rappresentazione. Cfr. il v. 380 e Inno omerico A Dioniso, VII, 14 ὁ δὲ μειδιάων ἐκάθητο, «ed egli stava seduto sorridente» (detto di Dioniso catturato dai pirati). È un sorriso ambiguo: qui è il sorriso del martire, dopo è quello del distruttore (1021 γελῶντι προσώπῳ περίβαλε βρόχον, «lancia con volto irridente la rete». – ἐφίετο: imperfetto medio di ἐφίημι.

441 – εἶπον: aoristo indicativo dei verba dicendi.

442 – ἐπιστολαῖς: il significato che ha qui la parola è quello più antico.


p.s.

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