venerdì 5 dicembre 2025

Sofocle, Antigone – Commento – 7

 

Chiarito il quadro d’insieme bisogna però dire che i temi presenti nella tragedia sono molteplici; io ho scelto di approfondirne alcuni, in particolare: la consanguineità, la contrapposizione tra leggi scritte e leggi non scritte.

La discussione su questi temi parte dall’analisi di alcuni versi significativi, da me scelti e tradotti in classe.

Il tema della consanguineità è il primo ad affacciarsi, e compare addirittura al v. 1:

Ὦ κοινὸν αὐτάδελφον Ἰσμήνης κάρα,

«O capo consanguineo veramente fraterno di Ismene».

κοινὸν αὐτάδελφον, praticamente intraducibili in italiano, indicano rispettivamente la consanguineità in generale e la condizione di fraternità (sempre di sangue) in particolare; è evidente l’enfasi che Antigone vuole dare alla particolare natura dei rapporti famigliari della stirpe di Edipo: in questa famiglia il legame di sangue assume un valore paradigmatico, funzionale alle idee di Sofocle, propugnatore di un’etica aristocratica di stampo arcaico, in cui sul vincolo giuridico prevale quello familiare. Il fatto che questo tema si presenti fin dall’inizio in modo così perentorio significa che assume una grande importanza nell’economia della tragedia, nel corso della quale Antigone si scontra con Creonte proprio per difendere i principi che fin da subito e in modo totalizzante la caratterizzano.

Questo fondamentalismo della fanciulla si manifesta molto esplicitamente anche nell’ostentazione della sua natura al v. 443:

καὶ φημὶ δρᾶσαι κοὐκ ἀπαρνοῦμαι τὸ μή.

«E dico di avere compiuto queste azione e non lo nego affatto».

Qui Antigone rivendica la sua responsabilità con parole che ricordano molto da vicino l’analoga rivendicazione di Prometeo nel Prometeo incatenato di Eschilo al v. 266 ἑκὼν ἑκὼν ἥμαρτον, οὐκ ἀρνήσομαι, «di mia volontà, di mia volontà ho sbagliato, non lo negherò».

Ai vv. 423-25 la guardia di Creonte riferisce la scena di Antigone che onora il corpo del fratello coi riti funebri, nell'atto dunque di infrangere l'editto dello zio; ebbene la fanciulla è paragonata a un uccello a cui hanno strappato i cuccioli, e la descrizione carica il legame fraterno di significati più intensi, addirittura materni.

καὶ τοῦδ᾽ ἀπαλλαγέντος ἐν χρόνῳ μακρῷ,

ἡ παῖς ὁρᾶται, κἀνακωκύει πικρᾶς

ὄρνιθος ὀξὺν φθόγγον, ἐς ὅταν κενῆς

εὐνῆς νεοσσῶν ὀρφανὸν βλέψῃ λέχος

«E, allontanatasi questa (sc. la bufera) dopo molto tempo, si vede la fanciulla e emette l’acuto grido di un uccello addolorato, come quando ha visto il giaciglio del vuoto nido privo dei piccoli».

In questa descrizione si rafforza l’idea di un legame che va oltre il concetto comune di fraternità per giungere a un livello superiore

Ai versi 471-72 il coro insiste sull’influenza che le tendenze famigliari hanno sul carattere di Antigone dicendo:

δηλοῖ τὸ γέννημ᾽ ὠμὸν ἐξ ὠμοῦ πατρὸς

τῆς παιδός. εἴκειν δ᾽ οὐκ ἐπίσταται κακοῖς.

«è chiara dunque l’indole cruda proveniente da crudo padre della figlia: non sa cedere ai mali».

In questi versi Antigone viene presentata come un eroe omerico; in particolare viene in mente Achille che in T 423 dice οὐ λήξω πρὶν Τρῶας ἅδην ἐλάσαι πολέμοιο, «non cederò prima di aver incalzato abbastanza i Teucri in battaglia»1. Tale carattere inflessibile viene rimproverato non senza critiche nei confronti di Creonte dal coro ai vv. 873-5:

κράτος δ᾽ ὅτῳ κράτος μέλει

παραβατὸν οὐδαμᾷ πέλει,

σὲ δ᾽ αὐτόγνωτος ὤλεσ᾽ ὀργά.

«ma il potere, per colui a cui sta a cuore, non ammette in nessun modo trasgressione, ti ha mandato in rovina l’impulsività che decide da sé».


1 Orazio si ricorderà di questo passo omerico in Odi, I, 6, 5-8: Nos, Agrippa, neque haec dicere nec gravem / Pelidae stomachum cedere nescii / nec cursus duplicis per mare Ulixei / nec saevam Pelopis domum / conamur, «ma noi, Agrippa, non tentiamo di raccontare queste cose, né la grave ira del Pelide incapace di cedere né i viaggi per mare del duplice Ulisse né la crudele casa di Pelope».


p.s.

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