Il secondo grande tema che si presenta nel dramma è quello della contrapposizione tra leggi scritte e leggi non scritte.
Ai vv. 7-8 Antigone si chiede
Καὶ νῦν τί τοῦτ' αὖ φασι πανδήμῳ πόλει
κήρυγμα θεῖναι τὸν στρατηγὸν ἀρτίως;
«E ora cosa è questo editto che dicono abbia imposto da poco il comandante alla città comune?».
Notiamo che compare subito una parola chiave κήρυγμα che ritorna poco più avanti sotto forma di verbo ai v. 26-28, sempre pronunciati da Antigone:
τὸν δ' ἀθλίως θανόντα Πολυνείκους νέκυν
ἀστοῖσί φασιν ἐκκεκηρῦχθαι τὸ μὴ
τάφῳ καλύψαι μηδὲ κωκῦσαί τινα,
«ma l’altro, il cadavere di Polinice infelicemente morto, dicono che sia stato ordinato ai cittadini che nessuno lo ricopra con una tomba né lo compianga».
In questi versi si fa cenno anche al contenuto dell’editto; tuttavia quello che ci interessa constatare è che la parola in questione indica un editto promulgato dal capo dello stato e non una norma che si ispiri a valori trascendenti. Fin dall’inizio dunque si prospetta un atteggiamento di critica che possiamo notare anche dal fatto che Antigone percepisce questa come un’imposizione alla città comune (πανδήμῳ πόλει); l’atto di Creonte, per la fanciulla, oltre a configurarsi come una bestemmia, è anche un gesto autoritario, perché va contro la comunità dei cittadini.
Quest’ultima impressione ci viene confermata dallo stesso Creonte ai vv. 175-78:
ἀμήχανον δὲ παντὸς ἀνδρὸς ἐκμαθεῖν
ψυχήν τε καὶ φρόνημα καὶ γνώμην, πρὶν ἂν
ἀρχαῖς τε καὶ νόμοισιν ἐντριβὴς φανῇ.
«È impossibile conoscere di ogni uomo gli impulsi e il pensiero e l’intelletto1, prima che si sia mostrato pratico nel potere e nelle leggi».
Un requisito fondamentale per un essere umano è quindi, secondo Creonte, la consuetudine con il potere e le leggi: il fatto si può intendere a mio parere sia come capacità di gestire il potere sia come volontà di obbedire. In questi versi compare un’altra parola chiave del dramma, cioè νόμος; abbiamo già visto come sia al centro di due visioni unilaterali dell’universo e come si carichi di significati opposti. Ma quello che qui è importante sottolineare è quanto sia fondamentale per Creonte la dimensione del potere e degli strumenti per esercitalo, ossia le leggi. La visione del re di Tebe è quella classica del tiranno sadomasochista: “Io propongo la tesi che il nucleo del sadismo, comune a tutte le sue manifestazioni, sia la passione di esercitare un controllo assoluto e illimitato su un essere vivente, sia esso animale o bambino (Fromm, Anatomia della distruttività umana). La tesi di Fromm ha un illustre e sintetico precedente in una bella frase di Platone2 ὁ τῷ ὄντι τύραννος τῷ ὄντι δοῦλος, «il vero tiranno è un vero schiavo».
I vv. 194 sqq. sono quelli che contengono per esteso l’editto di Creonte. Centrale è la questione del rapporto che i due fratelli hanno instaurato con lo stato. Eteocle è ὃς πόλεως ὑπερμαχῶν / ὄλωλε τῆσδε, «colui che morì combattendo per questa città», Polinice è ὃς γῆν πατρῴαν καὶ θεοὺς τοὺς ἐγγενεῖς / φυγὰς κατελθὼν ἠθέλησε μὲν πυρὶ / πρῆσαι κατ᾽ ἄκρας, «colui che tornato dall’esilio volle bruciare col fuoco da cima a fondo la terra patria e gli dei della stirpe». Si può notare che in primo piano Creonte mette proprio da che parte si sono messi i fratelli in rapporto allo stato, usando la parola πόλις solo per Eteocle, sottolineando così che è lui a trovarsi dalla parte dello stato dunque della giustizia. Il concetto viene ribadito alla fine del proclama, ai vv. 209-10 ἀλλ᾽ ὅστις εὔνους τῇδε τῇ πόλει, θανὼν / καὶ ζῶν ὁμοίως ἐξ ἐμοῦ τιμήσεται, «Ma chiunque sia benevolo con questa città, ugualmente da vivo e da morto sarà da me onorato».
I vv. 284-87 confermano quanto Creonte ha già detto nel bando
πότερον ὑπερτιμῶντες ὡς εὐεργέτην
ἔκρυπτον αὐτόν, ὅστις ἀμφικίονας
ναοὺς πυρώσων ἦλθε κἀναθήματα
καὶ γῆν ἐκείνων καὶ νόμους διασκεδῶν;
«forse onorandolo oltremodo come un benefattore seppellivano colui che venne per bruciare i templi circondati da colonne e per distruggere i doni votivi e la loro terra e le leggi?».
1 Ho tradotto i tre termini seguendo la scelta di G. Ghiselli in Sofocle, Antigone, a cura di, Loffredo, 2001, p. 64, da cui ricavo anche la citazione da Dodds, I Greci e l’irrazionale, p. 167.
2 Repubblica, 579e.
p.s.
Statistiche del blog:
Sempre: 100693
Oggi: 913
Ieri: 640
Questo mese: 8080
Il mese scorso: 39126
Nessun commento:
Posta un commento