ΙΣ.
Ἐγὼ μὲν οὐκ ἄτιμα ποιοῦμαι, τὸ δὲ
βίᾳ πολιτῶν δρᾶν ἔφυν ἀμήχανος.
ΑΝ.
Σὺ μὲν τάδ' ἂν προὔχοι', ἐγὼ δὲ δὴ τάφο 80
χώσουσ' ἀδελφῷ φιλτάτῳ πορεύσομαι.
Is.
Io non faccio cose disonorevoli, ma
sono per natura incapace di agire a dispetto dei cittadini.
An.
Tu puoi presentare questi pretesti, io invece andrò
ad innalzare un tumulo al fratello amatissimo.
ΙΣ.
Οἴμοι ταλαίνης, ὡς ὑπερδέδοικά σου.
ΑΝ.
Μὴ 'μοῦ προτάρβει· τὸν σὸν ἐξόρθου πότμον.
Is.
Ahimé disgraziata, come è forte la paura che ho per te!
An.
Non spaventarti in anticipo per me: raddrizza il tuo destino.
ΙΣ.
Ἀλλ' οὖν προμηνύσῃς γε τοῦτο μηδενὶ
τοὔργον, κρυφῇ δὲ κεῦθε, σὺν δ' αὔτως ἐγώ. 85
ΑΝ.
Οἴμοι, καταύδα· πολλὸν ἐχθίων ἔσῃ
σιγῶσ', ἐὰν μὴ πᾶσι κηρύξῃς τάδε.
Is.
Almeno però non rivelare prima a nessuno questo
piano, ma occultalo in segreto, e anche io allo stesso modo.
An.
Oh, gridalo: sarai molto più odiosa
tacendo, qualora non proclamassi a tutti queste intenzioni.
ΙΣ.
Θερμὴν ἐπὶ ψυχροῖσι καρδίαν ἔχεις.
ΑΝ.
Ἀλλ' οἶδ' ἀρέσκουσ' οἷς μάλισθ' ἁδεῖν με χρή.
Is.
Hai un cuore caldo per cadaveri gelidi.
An.
Ma so di piacere a quelli a cui soprattutto è necessario che io piaccia.
ΙΣ.
Εἰ καὶ δυνήσῃ γ'· ἀλλ' ἀμηχάνων ἐρᾷς. 90
ΑΝ.
Οὐκοῦν, ὅταν δὴ μὴ σθένω, πεπαύσομαι.
ΙΣ.
Ἀρχὴν δὲ θηρᾶν οὐ πρέπει τἀμήχανα.
Is.
Certo, seppure ci riuscirai: ma sei innamorata dell’impossibile.
An.
Allora, quando non abbia le forze, desisterò.
Is.
Assolutamente non conviene andar a caccia dell’impossibile.
ΑΝ.
Εἰ ταῦτα λέξεις, ἐχθαρῇ μὲν ἐξ ἐμοῦ,
ἐχθρὰ δὲ τῷ θανόντι προσκείσῃ δίκῃ.
Ἀλλ' ἔα με καὶ τὴν ἐξ ἐμοῦ δυσβουλίαν 95
παθεῖν τὸ δεινὸν τοῦτο· πείσομαι γὰρ οὐ
τοσοῦτον οὐδὲν ὥστε μὴ οὐ καλῶς θανεῖν.
ΙΣ.
Ἀλλ', εἰ δοκεῖ σοι, στεῖχε· τοῦτο δ' ἴσθ' ὅτι
ἄνους μὲν ἔρχῃ, τοῖς φίλοις δ' ὀρθῶς φίλη.
An.
Se dirai queste cose, sarai odiata da me,
odiosa al morto gli giacerai accanto giustamente.
Ma lascia che io e la dissennatezza che viene da me
soffriamo questa terribile sorte: infatti non soffrirò
nulla di così grande da non morire nella bellezza1.
Is.
Va’ allora, se ti pare; ma sappi questo, che
procedi da folle, ma rettamente cara ai cari.
1 Questo verso sembra riecheggiare quello di Aiace nell’omonima tragedia di Sofocle (vv. 479-80): ἀλλ' ἢ καλῶς ζῆν , ἢ καλῶς τεθνηκέναι / τὸν εὐγενῆ χρῆ, «ma è necessario che il nobile / o nella bellezza viva, o nella bellezza muoia». In termini simili si esprimono anche Polissena nell’Ecuba di Euripide (v. 378) τὸ γὰρ ζῆν μὴ καλῶς μέγας πόνος, «vivere senza bellezza è una grande pena», e Cassandra nelle Troiane (vv. 400-402), φεύγειν μὲν οὖν χρὴ πόλεμον ὅστις εὖ φρονεῖ· / εἰ δ’ ἐς τόδ’ ἔλθοι, στέφανος οὐκ αἰσχρὸς πόλει / καλῶς ὀλέσθαι, μὴ καλῶς δὲ δυσκλεές, «Dunque deve fuggire la guerra, chiunque abbia senno; / se però si è arrivati a questo, è una corona non ignobile per una città / perire nella bellezza, senza bellezza invece è infamante».
p.s.
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